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Stefano Galieni, responsable des questions d'imigration du Parti Rifondazion Comunista nous explique pourquoi il participera au Forum 

 

Care compagne e compagni

Sono Stefano Galieni, responsabile nazionale immigrazione del Partito della Rifondazione Comunista e sono molto lieto di partecipar al Forum di Parigi

 

Da circa venti anni mi occupo di immigrazione, sia come attivista antirazzista nel Partito e nei movimenti, quanto come operatore dell'informazione, oggi da caporedattore di un piccolo settimanale on line www.corrieredellemigrazioni.it

 

Intervengo con piacere perché sono convinto, oggi più che mai che gli spostamenti di persone, da un continente all'altro, siano il paradigma della crisi del capitalismo. Guerre che crescono in vaste aree del pianeta, ricchezze in mano a pochi, povertà diffusa, assenza di prospettive, disastri ambientali derivanti da un modello di sviluppo fondato sul profitto, non offrono a milioni di persone altra possibilità di salvezza che la fuga. Ad oggi si suppone che siano almeno 51 milioni nel mondo le persone che fuggono da guerre; emergenze come quella palestinese, siriana, afghana, nel Corno d'Africa, si traducono in viaggi della morte che è ipocrita chiamare della speranza. A questa richiesta di salvezza l'Europa ha risposto finora alzando muri, respingendo, creando leggi repressive quanto inefficaci. Il mare Mediterraneo negli ultimi venti anni è divenuto una immensa fossa comune per decine di migliaia di uomini, donne bambini. L'Europa per cui vale la pena lottare deve agire in maniera diametralmente opposta. Realizzare pace invece che finanziare guerre. Garantire ingressi legali invece che costringere le persone a ricorrere ai trafficanti. Permettere corridoi umanitari per chi va via da Paesi in guerra invece che finanziare agenzie come Frontex per controllare, respingere, deportare. Abrogare il Regolamento Dublino e permettere a chi arriva di decidere in quale Paese provare a ricostruirsi un futuro. Le scelte operate con la cosiddetta Nuova Agenda, sono a mio avviso miopi, insufficienti nei numeri delle persone a cui si garantirà accoglienza, sbagliate perché ancora una volta fondate su ipotesi militari e di dominio.

L'Europa in cui mi riconosco è quella che non distingue per provenienza nazionale, cultura, religione, sesso, condizioni economiche ma l'Europa dell'universalità dei diritti, dell'eguaglianza e della fratellanza. Valori che ben più di 2 secoli fa la Francia ci ha trasmesso e che non possono essere subalterni alle logiche del profitto, del dominio e del razzismo che vecchi e nuovi padroni vorrebbero far trionfare.